
Tempo fa mi sono imbattuto in una vignetta pubblicata su The New Yorker. Nell’immagine si vede un paziente sdraiato sul classico lettino psicoanalitico; alle sue spalle, lo psicoanalista prende appunti. Il paziente dice:
«Ho un sogno ricorrente in cui immagino che uno di questi giorni potremmo vedere qualche risultato».
Inizio da qui perché la vignetta mette in luce due termini che sembrano incompatibili: psicoanalisi e brevità.
È vero che una delle principali differenze tra la psicoanalisi classica e la psicoterapia psicodinamica breve focale non risiede tanto nel metodo, quanto nella scelta di un unico focus di lavoro (che può anche cambiare nel corso della terapia).
Potremmo considerarla una forma di psicoanalisi adattata ai tempi moderni, soprattutto nelle grandi città – nel mio caso Barcellona – dove prevale l’idea: «Ho bisogno di risultati, e li voglio subito».
È anche vero che la saturazione dei servizi pubblici non favorisce percorsi lunghi come quelli del modello psicoanalitico classico.
Durante questo lavoro ho ritrovato un articolo di un mio ex professore dell’Università di Siviglia, Antonio Sánchez-Barranco, che difende l’uso della psicoterapia psicodinamica breve nei servizi di salute mentale con queste parole:
«La psicoterapia dinamica breve non è una sorta di psicoanalisi “di serie B”, destinata a chi ha meno risorse economiche, mentre il vero psicoanalisi sarebbe riservato a una clientela colta e benestante. Questa posizione non ha alcun fondamento razionale. La psicoterapia dinamica breve, in tutte le sue varianti, è una pratica autentica che si sta affermando in tutti i contesti clinici, mentre l’analisi classica resta indicata solo per casi molto specifici».
Quali pazienti sono indicati per la psicoterapia breve focale?
La psicoterapia psicodinamica breve focale è indicata soprattutto per pazienti che presentano:
una buona capacità di insight,
una motivazione attiva al percorso terapeutico,
un disturbo psicologico non grave.
Modus operandi
Il terapeuta breve e focale lavora accelerando il processo terapeutico attraverso l’intervento sui conflitti centrali. Le resistenze (difese) e i fenomeni transferali vengono affrontati in modo diretto e attivo.
In alcuni momenti, questo lavoro può assumere caratteristiche quasi comportamentali, includendo elementi di contenimento e di orientamento al cambiamento che spingono la persona verso un miglior funzionamento psicologico. È qui che emergono differenze rilevanti rispetto alla psicoanalisi classica.
Psicoterapia breve focale e formazione del terapeuta
Dal punto di vista formativo, la psicoterapia breve focale può rappresentare un ottimo ingresso nelle teorie psicodinamiche, senza per questo svalutare il modello.
Individuare il focus corretto è estremamente complesso:
richiede esperienza clinica,
il focus può spostarsi durante il percorso,
la limitazione temporale può talvolta entrare in conflitto con i bisogni del paziente.
Conclusioni
Il principale dubbio che questo modello solleva riguarda il timing. Mi chiedo come sia possibile lavorare adeguatamente, in tempi così ristretti, sull’ansia anticipatoria della fine della terapia che alcuni pazienti possono sperimentare.
Di fronte al confronto – talvolta acceso – tra psicoanalisti classici e psicoterapeuti dinamici, è importante chiarire che la psicoterapia dinamica breve non nasce per sostituire la psicoanalisi. È piuttosto un tipo di intervento che consente di risolvere, con meno tempo e meno risorse, molte problematiche che in passato venivano:
incluse forzatamente in percorsi analitici lunghi, oppure
escluse dalla cura per mancanza di requisiti specifici.
Se desideri approfondire quale approccio terapeutico possa essere più adatto alla tua situazione, puoi rivolgerti a un Psicologo Italiano Barcellona.