
Non sono poche le volte in cui, dialogando con amici e colleghi, emerge il senso di smarrimento di fronte alla sofferenza dell’adolescente. Perché gli adolescenti agiscono talvolta in modo così indecifrabile per noi adulti?
Se siamo sinceri e ripercorriamo la nostra storia personale, molti concorderanno sul fatto che l’adolescenza non è stata affatto idilliaca, anche se da adulti tendiamo a ricordarla così. Alcuni etimologi collegano la parola adolescente a adolecere, da dolere (“soffrire”). In questa prospettiva, l’adolescenza viene intesa come una fase di carenza, una crescita attraversata da difficoltà. Esistono altre interpretazioni etimologiche, ma non è questo il luogo per una discussione semantica.
In questo articolo «10 sintomi della depressione in adolescenza» è possibile approfondire ulteriormente il tema.
L’adolescenza nel contesto attuale
Gli adolescenti di oggi crescono in spazi di pensiero sempre più ristretti: una società che non favorisce il confronto teorico, la logica dell’immediatezza, la “liquidità” delle relazioni, la rigidità schematica del sistema educativo. Eppure, anche in questo contesto, resta fondamentale il bisogno di legami stabili, di radicamento e fiducia.
Secondo Hochschild e Talarn, esperti in psicologia:
«Non è che le persone abbiano deciso di voler instaurare relazioni sempre più superficiali; si tratta piuttosto di una risposta adattiva a una società eccessivamente mutevole, mobile e destabilizzante».
(Hochschild, 2008; Talarn, 2007)
Nella popolazione giovane (e anche adulta), tutto ciò comporta un elevato costo emotivo, che può sfociare in un ampio repertorio di comportamenti ed espressioni disruptive: depressione, dipendenze, crisi d’ansia, rotture affettive, acting-out, ecc.
Che cosa può stare succedendo a mio figlio adolescente?
Nella mia esperienza di psicoterapia di gruppo, ho individuato alcuni temi ricorrenti che gli adolescenti vivono come particolarmente dolorosi. Li presento in forma schematica:
Disagio familiare: il figlio come “sintomo” di un funzionamento familiare disarmonico.
Disidealizzazione dei genitori: genitori reali vs genitori ideali.
Abbandono vs iperprotezione: due modi diversi di non rispondere ai bisogni dell’adolescente.
Progetti di indipendenza: gli adolescenti pensano molto più di quanto crediamo al proprio futuro; questo genera ansia e spesso richiede aiuto per costruire progetti realistici.
Oscillazione tra mondo infantile e adulto: difficoltà a riconoscersi come uomini e donne; elaborazione del lutto per la perdita dell’infanzia.
Per comprendere più a fondo ciò che accade nell’adolescente, è utile approfondire una teoria sul pensiero facendo riferimento a un autore di grande rilievo: il medico e psicoanalista Wilfred Bion.
Perché è così difficile pensare?
Dagli elementi β (beta) agli elementi α (alpha)
Bion ci parla della complessità del pensiero. Non solo pensiamo, ma processiamo ciò che pensiamo. Le nostre percezioni “grezze” appartengono alla categoria degli elementi β: attivano risposte viscerali, emotive, non elaborate. Come trasformiamo queste percezioni grezze in pensiero elaborato?
Quando elaboriamo le esperienze – percezioni, pensieri, fantasie – esse acquisiscono una qualità che le rende accessibili al pensiero. In questo modo diventano elementi α. Il processo che trasforma gli elementi β in α è ciò che Bion chiama Funzione α.
In definitiva, la via possibile è offrire agli adolescenti uno spazio di riflessione in cui possano pensare ed elaborare questo materiale “tossico” (elementi β) trasformandolo in contenuti psichici integrabili (elementi α). Ed è qui che entra in gioco la responsabilità degli adulti: creare uno spazio sicuro di dialogo, ascolto e contenimento.
Per un sostegno psicologico in lingua italiana dedicato ad adolescenti e famiglie, puoi rivolgerti a un Psicologo Italiano Barcellona.
Riferimenti bibliografici
Bion, W. (1996). Ritornare a pensare. Lumen-Hormé.
Talarn, A. (a cura di) (2007). Globalizzazione e salute mentale. Herder.
Hochschild, A. R. (2008). La mercificazione della vita intima. Katz.
Grinberg, L. Attualità teorica e clinica del pensiero di Wilfred R. Bion.