
Storia del bullismo
Il bullismo o molestia scolastica è stato ampiamente documentato nella letteratura fin dall’inizio del XIX secolo, anche se potremmo probabilmente risalire ancora più indietro nel tempo. Charles Dickens, nel suo celebre Oliver Twist, descrive la storia di un giovane vittima di maltrattamenti da parte dei coetanei e degli adulti. Ci troviamo nei sobborghi di Londra, in piena Rivoluzione industriale.
Le ricerche scientifiche sul bullismo iniziano a metà degli anni Settanta. In Norvegia scattarono i primi allarmi a causa dell’aumento dei casi di suicidio tra i giovani. Il professor norvegese Dan Olweus fu il pioniere di questi studi. All’inizio degli anni Novanta il Paese lanciò la sua prima grande campagna nazionale per la prevenzione del bullismo.
Nel 2015, il British Medical Journal ha pubblicato uno studio che analizza le conseguenze a lungo termine del bullismo: il 29% dei casi di depressione diagnosticati nei giovani di 18 anni ha origine nelle esperienze di umiliazione e violenza subite durante l’infanzia da parte dei coetanei.
Cosa fare in caso di bullismo?
È utile affrontare il problema distinguendo i diversi attori coinvolti.
1. La vittima
La vittima deve sentirsi sostenuta e protetta. Un errore comune è cercare di “rafforzarla” spingendola ad affrontare direttamente il bullo. Frasi come “devi reagire”, “devi affrontarlo” raramente sono d’aiuto. La vittima è spesso introversa, silenziosa, e non può essere forzata a diventare ciò che non è.
2. Il bullo
Rieducazione. In mancanza di strumenti adeguati, spesso si reagisce nel modo peggiore: ignorando il problema. Quando il bullo interiorizza l’assenza di conseguenze, non è in grado di riconoscere il danno che sta causando. La rieducazione diventa quindi un passaggio fondamentale.
3. I compagni (l’agente invisibile)
Fondamentali. Nei Paesi scandinavi sono stati sviluppati programmi specifici di prevenzione e intervento contro il bullismo, ponendo grande enfasi sull’educazione all’empatia dei compagni. Quando il gruppo interviene e sostiene la vittima, il bullismo diminuisce drasticamente.
4. Genitori e insegnanti
Essenziali. È necessario parlare apertamente di bullismo: non dare un nome alle molestie le rende invisibili. Bisogna creare un clima di sicurezza nelle classi, saper riconoscere precocemente i segnali di disagio e utilizzare uno stile relazionale empatico con gli studenti. Esistono diversi test di identificazione del bullismo utili per i professionisti dell’educazione; personalmente apprezzo quelli proposti da TEA Edizioni.
Vorrei chiudere questo breve articolo con una nota positiva, attraverso una citazione che considero particolarmente significativa:
«Prima ti ignorano, poi ridono di te, poi ti combattono.
Poi vinci.»
Mahatma Gandhi
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